Alla ricerca del mondo rappresentabile

Un giovane promettente nel panorama artistico locale. Juri Lorenzetti

Scrive Goethe nel suo Viaggio in Italia che solo, quando le nostre simpatie si purificano e si precisano l’animo può rivolgersi con tranquilla partecipazione alle cose più grandi e più genuine. Perché ciò accada l’arte bisogna cercarla e, se possibile, affiancarsi ad essa anche nel momento della sua formazione, nella ragionata traduzione visiva di un’idea (sì, perché, è Angela Vettese a ricordarcelo, l’idea da sola non basta). Lo stesso Goethe frequentò gli studi degli artisti tedeschi a Roma, con loro condivideva la genesi di opere che noi oggi ammiriamo nella loro perfetta e conclusa stesura.

Con questo spirito, vorrei segnalare parte della produzione di un giovane artista jesino, residente a Camerata Picena. Nato nel 1983, diplomato presso l’istituto statale d’arte di Jesi, ha già al suo attivo un ricco carnet di segnalazioni e mostre (personali e collettive). L’esordio è stato il premio come migliore progettazione dell’insegna scultorea della biblioteca di Maiolati Spontini, comune che pochi mesi più avanti lo invita a realizzare il logo per il nuovo centro di aggregazione giovanile. Nel 2011 gli viene conferito a Montecarlo il “Premio Oscar per le Arti Visive 2011”. Ha esposto a Roma, Terni, Spoleto, Caserta. Attualmente collabora con l’associazione culturale «TheVisual» come responsabile allo sviluppo territoriale dei giovani artisti marchigiani. Le sue opere sono attualmente curate da Eureka Eventi d’Arte.

Al di là di questi attestati lusinghieri, si tratta di una proposta tutt’altro che sprovveduta. L’arte di Lorenzetti, infatti, ricca di fermenti e sensibilità umana, ha a che fare con la materia: vorrebbe farla esplodere e al tempo stesso ordinarla, fissarla in modo cartesiano. Da una parte accelerazione e dall’altra un bisogno di rallentare. Lo afferma lui stesso: «La mia pittura opera in un’area di riflessione continua, una riflessione sul mondo intorno a noi (…). Basterebbe soltanto rallentarsi quel poco che basta per poter apprezzare il bello di ciò che ci circonda così da poter dare vita ad uno scambio reciproco di emozioni e sentimenti». Da qui una pluralità di esiti figurativi. Dai pittogrammi su fondo blu di Fluttuante (2012) al geometrismo quiete di Essenziale (2011), fino alla greve materialità, come un crogiolo alchemico in ebollizione, di Ferite (2010), con il suo acrilico oro e smalto nero su un deciso fondo di cemento. Lorenzetti saggia la materia, ma essa è pluralità di forme, è mortale, è segno esile, grafia che si spezza nell’ordito sottile dell’esistenza delle cose.
Questa fondamentale attenzione agisce sulla creatività del giovane portandolo a scelte iconologiche e tecniche diverse. Così mi pare giocoforza segnalare alcuni tentativi mediante la fotografia. In Contaminazioni (2011) la materia è diventata soffocante, miasma che ammorba l’aria e vince sulla creazione. Evidente è il rimando a certo immaginario da cinematografia fantacatastrofista -penso qui a 28 giorni dopo di Danny Boyle (2002).
Una segnalazione a parte meriterebbe la produzione grafica. Qui la riflessione sul mondo si fa più pacata, silente, attenta a geometrie di contenuti segni, ove lo stesso bianco del foglio diventa parte del racconto. Ritorna forse di nuovo la materia nel suo bisogno di trascendenza, di horror pleni, verso un segno che scandaglia e scandisce l’ordito del mondo, come in Eclissi (2012).
Non sappiamo quali di questi percorsi finiranno per prevalere e convogliare in sé tutta l’energia creativa del giovane artista. Ci piace comunque aver condiviso con lui, nel suo studio, la passione per l’arte. Ossia per quell’esperienza a volte puramente estetica, ma a volte, capace di avvicinarci a quelle grandi concezioni fino a comprenderle meglio di quanto non permettano la semplice osservazione e la riflessione (Goethe). Se sappiamo cogliere e far parlare anche questa tensione, sapremo dar seguito alle parole del grande poeta.

Gabriele Bevilacqua

Juri Lorenzetti
www.gigarte/jurilorenzetti.com