Il Collegio,

visto il reclamo ex art.669 terdecies C.P.C, proposto dall’ENEL s.p.a, avverso l’ordinanza emessa in data 17/11/1998 dal Giudice Designato, dott. A. Rasi Caldogno, con la quale il predetto giudice ha ordinato all’ENEL “di non superare, nell’esercizio dell’elettrodotto in questione il valore di 100 A”;

vista la memoria difensiva depositata il 19/1/1999 dai resistenti nella quale essi hanno chiesto il rigetto dei reclamo;

ritenuto che il reclamo non puo’ essere accolto e deve, pertanto, essere respinto;

rilevato che infondato e’ innanzitutto il vizio di “ultra ovvero di extrapetizione”, denunciato dall’ENEL come primo motivo di censura dell’ordinanza impugnata, posto che il giudice designato ha all’evidenza emesso un provvedimento “minore” rispetto a quello richiesto dagli odierni reclamati – che avevano concluso per la non attivazione o la disattivazione della linea aerea ad alta tensione in contestazione – ed ha quindi, in definitiva, accolto solo parzialmente l’istanza cautelare invocata:

ritenuto che parimenti infondata e’ l’eccezione di difetto di giurisdizione dell’A.G.O. riproposta dall’ENEL quale secondo motivo di reclamo, come del resto e’ confermato dalla stessa giurisprudenza di merito allegata dalla reclamante;

considerato invero che e’ pacifico che l’azione, cosi’ come proposta dagli odierni reclamati, e’ ammissibile davanti al giudice ordinario, in quanto legata alla tutela di posizioni di diritto soggettivo perfetto costituzionalmente garantite – pregiudizio che deriva al loro diritto alla salute dall’esercizio dell’elettrodotto – e, cosi impostata, non trova l’ostacolo del limite interno di cui all’art.4 della legge n.2248/65, all. E, posto che alla P.A. non e’ certo riconosciuto alcun potere ablatorio di siffatto diritto, con la conseguenza che il giudice ordinario ben puo’, sia in via cautelare che nel giudizio di merito, prendere in considerazione i comportamenti della P.A. che si riflettono su tale diritto, compromettendolo, con un potere generale di disapplicazione degli atti amministrativi e connessa affermazione dell’inesistenza del titolo all’azione amministrativa lesiva;

rilevato che in tal senso sussiste un consolidato orientamento giurisprudenziale espresso anche piu’ volte da sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, si’ che forse per questo motivo il giudice designato ha ritenuto di non doversi soffermare sull’eccezione in esame;

considerato che parimenti le censure rivolte nel merito all’ordinanza impugnata non meritano accoglimento;

rilevato invero che non puo’ essere ragionevolmente posto in dubbio che i risultati della C.T.U. disposta dal giudice designato hanno posto in luce l’esistenza di una situazione di rischio di grave danno alla salute – specificamente insorgenza di neoplasie – per le persone esposte a campi magnetici i cui valori superino la misura di 0,2 microtesla, rischio che sussiste quindi anche nella fattispecie concreta per gli attuali resistenti, sia pure in misura non particolarmente elevata avuto riguardo al presumibile carico di corrente dell’elettrodotto in questione;

ritenuto che l’esistenza di tale pericolo, evidenziato in alcuni studi epidemiologici presi in considerazione dai C.T.U., non puo’ certamente essere ignorato e legittima quindi – tanto piu’ in via cautelare – l’adozione della misura adottata dal giudice designato, a nulla rilevando che sul punto non sussista allo stato ancora una certezza scientifica;

rilevato del resto che di tale rischio e’ a perfetta conoscenza la stessa societa’ reclamante, come si desume inequivocabilmente dalla relazione ENEL 29/5/1998 relativa al tracciato dell’elettrodotto di Pasiano (PN) prodotta dal procuratore degli odierni resistenti all’udienza del 5/8/1998;

considerato altresi’ che il provvedimento impugnato non e’ in contrasto con la normativa attualmente vigente – in particolare D.P.C.M. 23/4/1992 artt. 4 e 5 – che non preclude certo al giudice di adottare dei limiti e delle misure di maggior cautela: cio’ a prescindere dalla considerazione che i limiti posti dalla suddetta normativa – in particolare art. 4 – sono pacificamente rivolti ad assicurare una adeguata protezione contro i possibili effetti a breve termine dell’esposizione – cfr. tra l’altro doc. 17 di parte ENEL – e non riguardano invece la prevenzione degli effetti a lungo termine, la sola che qui interessa;

ritenuto infine che del tutto indimostrato e comunque irrilevante in questa sede – e’ il 4° motivo di reclamo in ordine agli effetti pregiudizievoli del provvedimento adottato nell’ordinanza in esame;

ritenuto pertanto che il reclamo deve essere rigettato, con conseguente condanna dell’ENEL s.p.a. al pagamento delle spese della presente fase

P.Q.M.

respinge il reclamo proposto dall’ENEL s.p.a. avverso l’ordinanza emessa dal giudice designato, Don, A. Rasi Caldogno. in data 17/11/1998;

condanna la reclamante al pagamento delle spese processuali, liquidante in complessive L. 1.000.000. ==, di cui L. 100.000.= per esborsi.

Si comunichi.