LE VITTIME – Ecco chi sono

Il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino intanto è tornato a casa, a Meta di Sorrento, mentre fa il giro del mondo la telefonata in cui della Guardia Costiera di Livorno, Gregorio De Falco, gli intima di tornare a bordo. «Coward Captain», Capitan Codardo, è uno dei soprannomi dati dai media Usa a Schettino. All’udienza, il comandante si è difeso davanti al gip di Grosseto che, alla fine, gli ha concesso i domiciliari.

«Ho sbagliato l’accosto». Secondo alcune indiscrezioni, durante l’interrogatorio di ieri il comandante avrebbe ammesso di aver «sbagliato l’accosto» e che l’inchino era per il commodoro Mario Palombo, gigliese. Schettino avrebbe spiegato di aver navigato a vista, ma di aver ordinato la virata troppo tardi, finendo in acque troppo basse. «Non tornerò mai più su una nave», avrebbe confessato il comandante. Il suo avvocato Bruno Leporatti ha detto di stare valutando se chiedere il giudizio immediato. Il comandante sarà comunque sottoposto ad esami tossicologici.

La decisione del gip. Non pericolo di fuga, ma rischio di inquinamento delle prove: anche così il gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, argomenta la sua decisione di non convalidare il fermo e di disporre i domiciliari per Schettino. Non ci sarebbe, quindi, un rischio di fuga. A carico del comandante ci sono però gravissimi indizi di colpevolezza: «Ricorre senz’altro l’oggettiva gravità del fatto, un disastro di proporzioni mondiali, e ricorre la condotta gravemente colposa» di Schettino, scrive il giudice. Quanto al pericolo di inquinamento probatorio, per il gip non c’è mai stato alcun rischio che Schettino si appropriasse della scatola nera della nave.

Il procuratore: ricorso al Riesame, Schettino può fuggire. «È possibile» che il comandante della Concordia Francesco Schettino «possa fuggire dagli arresti domiciliari»: è il timore del procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, che ha annunciato l’intenzione della Procura di fare ricorso contro il provvedimento del gip. «Per la sua personalità e per i reati che gli vengono contestati» sarebbe stato necessario che Schettino rimanesse in carcere, sostiene il procuratore.

Il gip: manovra sconsiderata, allarme dato in ritardo. Schettino avrebbe condotto una «sconsiderata manovra di eccessivo avvicinamento all’isola, nella fase dell’ impatto, con il sottovalutare il danno prodotto nella parte vitale della Costa Concordia e nella fase immediatamente successiva all’impatto, con il ritardo dei segnali di allarme e comunque di segnalazione alle autorità costiere dell’effettiva situazione in cui si trovava la nave».

«Guardava dagli scogli la nave affondare». Il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, secondo il gip, non fece alcun «tentativo serio» di tornare «almeno in prossimità della nave». Anzi, il comandante «guardava dagli scogli la nave che affondava».

I soccorsi erano possibili. «Il fatto che altro personale ed altri ufficiali ancora sulla nave si adoperavano in ogni modo per consentire lo sbarco dei passeggeri smentisce oggettivamente quanto dichiarato dal comandante Francesco Schettino sull’ oggettiva impossibilità di dirigere e gestire le procedure di emergenza e soccorso», continua il gip.

Perquisizione della cabina. Nuovi elementi utili alle indagini potrebbero essere trovati all’interno della cabina del comandante della Concordia. I sommozzatori, quando potranno riprendere le ricerche sulla nave, la perquisiranno. La cabina è attualmente sommersa, a prua della nave. Tra gli oggetti da recuperare, la cassaforte e il computer in uso a Schettino. Ai carabinieri, inoltre, i magistrati hanno affidato anche un altro compito: quello di entrare nella sala comando per recuperare gli hard disk e i supporti informatici di bordo, che con la scatola nera hanno registrato ogni passaggio di quella notte.

Lo speronamento, i rilievi. I sommozzatori dell’Arma hanno effettuato anche una serie di immersioni nella zona de Le Scole, il gruppo di isolotti a 150 metri dalla costa sui quali la Concordia è andata a sbattere, per effettuare una serie di rilievi fotografici e video. Anche in questo caso, foto e filmati serviranno per verificare la rotta tenuta dalla nave e stabilire con esattezza il punto preciso dell’impatto con gli scogli. Nel giornale di bordo ai passeggeri veniva annunciato il passaggio «a cinque miglia» dall’Isola. La nave, come si è detto, passerà invece a 0,28 miglia.

Clini: corsa contro il tempo. Sul rischio di inabissamento del relitto è tornato a parlare, preoccupato, il ministro per l’Ambiente Corrado Clini. Lì vicino c’è una scarpata che porta ad una profondità variabile tra i 50 e i 90 metri, esiste «il serio rischio che future mareggiate possano provocare l’inabissamento» della Concordia, ha detto Clini nell’informativa del governo sul naufragio. «C’è già un danno ambientale, molto contenuto», relativo «ai fondali dell’isola del Giglio». «La situazione è al limite – aggiunge Clini -. È una cosa contro il tempo. Speriamo di poter avviare quanto prima l’operazione di recupero del carburante ma, certamente, la priorità è completare gli interventi relativi al possibile salvataggio di passeggeri che fossero ancora intrappolati nella nave».

Fuoriuscite. Quanto ad alcune fuoriuscite di liquidi dalla nave naufragata, il ministro ricorda che «una nave come quella, da 4 mila passeggeri, ha servizi di ogni tipo: è chiaro che escano dei liquidi ma non sono carburanti». «Le dimensioni di carico degli idrocarburi e dell’olio lubrificante» contenuti all’interno della nave sono «tali da assimilarla a una piccola petroliera», ha detto Clini, ricordando che la nave ha «15 serbatoi, 2.380 metri cubi di combustibile e 42 metri cubi di lubrificante».

L’inchino. Per Clini, «quella dell’inchino delle navi in prossimità delle coste più belle «è una consuetudine che non può più essere tollerata» e per questo il governo sta pensando di limitare per «le rotte di queste navi in aree sensibili e a rischio».

Stato d’emergenza. «Il prossimo Cdm dovrebbe dichiarare lo stato di emergenza: una procedura che serve per consentire di operare celermente, semplificando i tempi previsti dalla procedure ordinarie», ha concluso il ministro.

Encomio per De Falco. Il governo, con il viceministro alla Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia, ha rivolto «un encomio solenne a De Falco», il comandante della Capitaneria di porto di Livorno «per l’impegno profuso». Ciaccia ha omaggiato De Falco nel corso dell’informativa sulla tragedia del Giglio alla Camera.

Mercoledì 18 Gennaio 2012 – 08:46 Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Gennaio – 13:17

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