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(continua) In realtà anche in Mi difenderò l’intento è quello di mettere in scena, attraverso una serie di sequenze reiterate (l’autore parla di dittici), il disagio per il dilagante senso di prevaricazione, offesa, disturbo che attraversa le relazioni umane. In uno spazio algido, delimitato da un tavolo velato, illuminato da un ring nel quale spiccano povere luci natalizie (di quelle a intermittenza), si collocano personaggi simbolo, caratterizzati da costumi «poveri» – un cumulo di stracci; un pullover oversize che nasconde il corpo e lo trasforma in una specie di tubero semovente, un costumino da carnevale da cane dalmata; gonnelle e golfini da vecchie collegiali – che costruiscono singolari interazioni. Abbagliante la prima, con una donna-rifiuto (Giovannini) e un cane (il bambino Rispolano), nella quale la figura della danzatrice si scorpora in movimenti sempre più dissociati, indifesi e dolenti – rappresentazione efficace del senso di alienazione e perdita di ogni dignità dell’essere umiliato e offeso.

Meno convincenti invece le sequenze che sopraggiungono dopo il quartetto notturno dove i danzatori si muovono, corpi liberi e assoluti, nell’oscurità, come vere monadi danzanti. In queste ultime infatti il concettismo prevale sulla efficacia della realizzazione drammatica: la simbologia diventa criptica e vaga (è sufficiente una passata di vernice scura sul viso e una parrucca settecentesca per rimandare ai soprusi della schiavitù?), l’azione degli attori nello spazio meno leggibile e definita, anche nella ricercata composizione tesi-antitesi, che qui risulta abbozzata, irrisolta, spossata. Sieni afferma che questa era, del resto, la sua intenzione. Può essere. Ma il lavoro, terso nella prima parte, perde pian piano di coesione e rischia di far perdere di vista l’assunto.

Detto questo, comunque, tanto di cappello per il lavoro di un autore che non si è mai fermato alla forma trovata. E che, tra i suoi coetanei dell’Ex Nuova Danza Italiana, riceve ancora oggi più ascolto e attenzione. Lo dimostra, tra l’altro, «la personale» a lui dedicata dal Dams di Bologna in questo mese. Il progetto, curato da Eugenia Casini Ropa, è quasi un progress nelle sue ultime investigazioni creative: in apertura, al Centro Teatrale La Soffitta, ecco dunque tre incontri per presentare alcune fasi salienti del percorso artistico di Sieni e della sua Compagnia: mercoledì 22 Francesca Duranti in Il corpo del mito; giovedì 23 Andrea Nanni in Il corpo della fiaba; venerdì 24 Carlo Luppini in Il corpo della vita (le conferenze, a ingresso libero e gratuito, saranno corredate da un’ampia retrospettiva di video).

Lunedì 27 e martedì 28 Sieni conduce poi un laboratorio con studenti del Dams, a numero chiuso, finalizzato in parte all’allestimento scenografico dello spettacolo u.a.h. > a.h.u. urban animal house > animal house urban, che verrà poi presentato mercoledì 29 e giovedì 30 (Informazioni allo 051 2092413, e-mail: [email protected] ). (fine)

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