– febbraio 21, 2004Postato in: ITALIA

Pier Ferdinando Casini contro Silvio Berlusconi. Sull’equazione politici professionisti – ladri, suggerita dal premier nella sua trasferta di Atene, il presidente della Camera fa sentire di dissenso: «Gettiamo i veleni nel bagagliaio del passato, perché con la demagogia non si costruirà nulla di buono».

Casini interviene al termine di un acceso dibattito nell’aula della Camera, aperto dal capogruppo della Margherita Castagnetti con la richiesta che il premier chieda scusa ai parlamentari.

La sera prima, a cena con i suoi deputati, Berlusconi ha spiegato che la sua era solo «una battuta» di fronte agli attacchi e che comunque si riferiva unicamente alle opposizioni. Ma per gli eredi della Dc , le parole del Cavaliere sono come macigni, e Casini dà voce al malessere che scuote la sua casa politica.

Il presidente della Camera parte “soft”, augurandosi che Berlusconi abbia voluto richiamare gli italiani alla questione morale. Ma subito dopo aggiunge che questa grande questione «non può essere affrontata con un atteggiamento demagogico, come durante la triste epoca dei veleni giustizialisti».

Le parole di Casini vengono precedute da quelle, ancora più nette, del segretario dell’Udc Marco Follini: «Se si dice che la politica è disonestà, dico di no, e lo dico con tuta la forza che ho», esclama dal suo seggio. Per la politica, ha affermato, «ho visto morire personaggi come De Gasperi e Moro». Io stesso, ha detto ancora Follini, «sono cresciuto a pane e politica».

Nell’aula della Camera risuonano anche le parole di Bobo Craxi, del nuovo Psi: «Ho avuto un brivido lungo la schiena», dice a proposito delle parole del premier, riandando con la memoria agli anni di Tangentopoli.

Tacciono gli altri gruppi della maggioranza. Per Forza Italia non interviene nessuno; anche An, nonostante i malumori di molti deputati, sceglie la linea del silenzio, rotta dal solo Gustavo Selva, che, intervenendo a titolo personale, prima legge integralmente le critiche del “Foglio” a Berlusconi e poi conclude dicendo che bisognerebbe insegnare al premier «un linguaggio più consono ai suoi doveri istituzionali».

Ma non è questa la linea ufficiale di An, tanto è vero che, più tardi, il capogruppo Anedda critica Casini, giudicando «una forzatura» l’aver consentito il dibattito sulle parole del premier.

In aula, a rappresentare il governo, c’é il centrista Carlo Giovanardi. Il suo è un compito difficile: con qualche equilibrismo difende il ruolo dei partiti (e dunque di quei professionisti della politica su cui si è scaricata l’ira di Berlusconi), ma polemizza anche con la sinistra, accusandola di aver alimentato il giustizialismo durante le inchieste di Tangentopoli.

Oltre a guastare nuovamente i rapporti interni nel centrodestra, l’affondo di Berlusconi rende ancora più incandescente lo scontro tra maggioranza e opposizione. I leader del centrosinistra partono a testa bassa contro il Presidente del Consiglio: «Il vero scandalo in Italia – dice Francesco Rutelli, citando da ultimo la fiducia sul decreto salva Rete Quattro – è che il capo del governo continui ad arricchirsi con leggi fatte da lui stesso». Ma la Margherita pensa anche alle vie legali, e prepara un esposto alla procura della Repubblica per diffamazione.