– ottobre 20, 2010Postato in: CANADA

«Nel maggio del 2007 il governo Prodi emise un decreto legge su un piano straordinario dei rifiuti che prevedeva l’apertura di due discariche, una era quella di Terzigno». Parte da lontano Alberto Romano, portavoce del sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio, per provare a spiegare le cause della rivolta popolare alla discarica Sari.

Una protesta che sta vivendo una rapida escalation di violenza e tensione col passare dei giorni. «La seconda emergenza scattò nella primavera del 2008, in contemporanea alle elezioni politiche che vinse Berlusconi. Il governo Berlusconi prese il decreto del governo Prodi e lo fece applicare dallo stesso sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, che era anche commissario straordinario per lo smaltimento dei rifiuti».

Voi eravate d’accordo?

«Purtroppo il sindaco (Domenico Auricchio, ndr) ha dovuto prendere atto di una legge dello Stato. Comunque il problema rifiuti a Napoli sembrava risolto e il governo mise in opera il termovalorizzatore di Acerra».

Adesso siamo tornati in una fase critica?

«Il problema è cominciato a Napoli quindici giorni fa perché il Comune non aveva disposto lo stipendio per molti dipendenti di un’azienda che raccoglie i rifiuti. Allora per qualche giorno non avevano raccolto l’immondizia in gran parte della città e molti hanno immediatamente soffiato sul fuoco, ma era un problema legato a Napoli».

E a Terzigno invece?

«A Terzigno la discarica si va riempiendo e al massimo in situazioni di normalità avrebbe potuto accogliere rifiuti fino a gennaio-febbraio dell’anno prossimo. Quindi si è cominciato a parlare dell’apertura della seconda discarica».

E la gente si è ribellata.

«Di fronte all’apertura della seconda discarica la popolazione è esarcebata».

Uno dei problemi è la “provincializzazione” dello smaltimento dei rifiuti.

«Nel Piano regionale si prevede che tutti i Comuni possono smaltire i loro rifiuti nell’ambito della loro Provincia. Si dà il caso che Napoli, con la sua Provincia, rappresenti i 3/5 di tutta la popolazione pur essendo neanche 1/3 del territorio. C’è quindi uno squilibrio totale».

Eppure ci sono Comuni come Salerno, tra i migliori nella raccolta differenziata.

«Pure noi a Terzigno, anche se il sindaco (lo stesso Auricchio che poi è stato rieletto con il 65% dei voti, ndr) è stato fatto fuori con una congiura di palazzo nel maggio 2009 quasi in concomitanza con l’apertura della discarica e così non si è potuto controllare in maniera concreta quello che si veniva a sversare».

Per questo la gente è arrabbiata?

«Gli olezzi maleodoranti emessi e il continuo sorvolare di gabbiani sulla zona hanno messo in allerta la popolazione perché fino ad allora la gente conviveva con la cosa. Era un sito di interesse strategico nazionale, c’erano i militari, non si pensava che si buttasse materiale tossico. Il problema è nato quando ci sono stati questi scarichi continui e si sentivano puzze spaventose, specialmente d’estate. Lì è scattata la molla soprattutto nei paesi vicini».

La gente sembra allo stremo in questo momento.

«C’è qualcuno che ci specula sopra chiaramente però pur essendoci magari delle infiltrazioni, sostanzialmente sono mamme, gente pacifica, esasperata, che non ne può più».

Non si vuole pagare per tutti.

«Il problema è proprio questo. Perché la discarica è dentro il Parco Nazionale del Vesuvio dove non è possibile toccare neanche un fiore senza entrare nel penale mentre nella discarica si butta di tutto. È una cosa spaventosa».

Quel è la vostra posizione?

«Le amministrazioni non possono che stare dalla parte del cittadino. Il nostro sindaco è amico di Berlusconi però non glielo ha mandato a dire quando l’ha incontrato quindici giorni fa a Roma. Chiaro che non è un problema di facile soluzione perché chiudendo Terzigno le altre città si ingombrano nuovamente di rifiuti».

Qual è la soluzione allora?

«Giovedì prossimo (domani, ndr) c’è un tavolo tecnico convocato dalla Provincia dove saranno comunicate le proposte alternative all’apertura di questa seconda discarica».

La deroga alla “provincializzazione” firmata ieri dal presidente Caldoro può aiutare?

«Queste sono soluzioni tampone, perché oltre al termovalorizzatore di Acerra c’è ben poco. Bassolino aveva assicurato che erano in funzione cinque siti di compostaggio per cercare di favorire lo smaltimento della differenziata, invece non esistono».

Come si risolve definitivamente il problema?

«Nella legge era previsto che i Comuni inadempienti per la raccolta differenziate avrebbero dovuto essere sciolti. Il Comune più inadempiente per antonomasia è proprio Napoli con il suo milione e passa di abitanti e la raccolta differenziata al 10% che ha determinato questa situazione».

Ma perché è così difficile fare la raccolta differenziata a Napoli?

«Il problema è di carattere sociale, diciamo che il napoletano è un po’ difficile».

Qual è il peso della malavita in questa situazione?

«In questa circostanza, per quanto riguarda Terzigno, il peso è irrilevante».

E a livello più generale?

«La criminalità è sempre presente dove ci sono interessi, che puzzino o meno. Però per quanto riguarda i moti di questi giorni in tutto il circondario, anche se ci sono elementi poco raccomandabili che si infiltrano e sono tra i più “facinorosi”, è così irrilevante che non va neanche presa in considerazione».

E allora qual è l’obiettivo?

«La soluzione passa per più step. C’è la raccolta differenziata che deve continuare, l’allargamento di altre discariche attualmente funzionanti e l’individuazione di altre che siano possibilmente un po’ lontane dai centri abitati, e poi il compostaggio, i termovalorizzatori. Sperando che tutti i cittadini, soprattutto i napoletani, facciano questa benedetta differenziata».

Però il questore ieri mattina ha parlato di “guerriglia”?

«La temperatura si alza sempre più e a questo punto l’unica soluzione che possa far determinare un rientro nella normalità è quella che si garantisca che non si apre la seconda cava e che si chiuda al più presto quella esistente con la garanzia di una immediata bonifica. Altrimenti qui le cose si mettono male».