– novembre 21, 2011Postato in: Uncategorized

Una faccia, una razza. Non c’è italiano andato in vacanza in Grecia che non se lo sia sentito ripetere alla noia, questo ritornello. E siccome gli italiani sono al primo posto tra i turisti stranieri che visitano la Grecia, vedete un po’ voi quanto sia diffuso. Significa che italiani e greci sono fatti della stessa pasta, figli del Mediterraneo, eroi, poeti, navigatori e santi (cosa non più vera per gli italiani, mentre i greci navigatori lo sono ancora, visto che possiedono la prima flotta mercantile del mondo). Ma significa anche che entrambi sono un po’ cialtroni, un po’ truffatori, un po’ levantini, sempre pronti a cercare la soluzione per vie traverse, non importa se i sistemi non siano sempre limpidi. Luoghi comuni? Leggende? Semplificazioni?

Date un’occhiata al libro di Dimitri Deliolanes e non vi rimarrà che una constatazione: è tutto vero. Italiani e greci sono una faccia e una razza. Sembra che la Grecia sia un’Italia davanti a uno specchio deformante: siccome è più piccolina, si sforza di apparire più grossa e allora è ancora più lottizzata, più corrotta, più fancazzista, più sindacalizzata dell’Italia. Certo, non tutto è uguale. Per esempio la politica di Atene è rigorosamente dinastica: Yiorgos Papandreou è il terzo membro della famiglia a essere capo del governo. Prima di lui lo sono stati suo padre e suo nonno. Se i Papandreou dominano il Pasok, il principale partito di centrodestra, Nea Demokratia, è affare di famiglia dei Karamanlis. Ma fosse tutto qui. Il particolare che i due principali partiti ellenici, che si alternano alla guida del paese dalla caduta dei colonnelli in poi (1974), consistano in due dinastie familiari appare alla fin fine meno grave del fatto che siano due gigantesche agenzie di collocamento. Tanto per fare un esempio: il nuovo museo del Partenone viene infarcito di precari provenienti dal collegio elettorale del ministro della Cultura in quel momento in carica. Cambia il governo, i precari non vengono confermati e per protesta salgono sull’Acropoli con tanto di striscione. Esempi così ce ne sarebbero a decine. Il risultato è che la maggioranza dei dipendenti greci si ritrova a essere dipendente pubblico. Questo sistema ha anche un nome, rusvet, che viene dal turco ottomano perché pure gli ottomani non disdegnavano di sistemare amici e sostenitori. Un’altra differenza è che la Grecia spende un mucchio di quattrini per la difesa perché continua a essere in uno stato di quasi-guerra con la Turchia e se oggi le relazioni tra Ankara e Atene sono un tantinello (solo un tantinello) più distese, negli anni passati si è andati abbastanza vicino allo scontro aperto.

Visto che siamo “una faccia, una razza”, visto che rischiamo di finire Come la Grecia (titolo del libro) tanto vale cercare di capire come siano questi vicini che tra tutti i Paesi con cui l’Italia confina, seppur per mare, sono quelli più prossimi a noi. Il libro di Deliolanes è lo strumento più adatto. Giornalista della tv pubblica greca, l’autore vive da trent’anni in Italia. Pochi conoscono così bene l’uno e l’altro Paese, pochi sono in grado di fare confronti impietosi come lui fa.

Anche il mondo dei media ha alcune, inquietanti, similitudini. In Grecia non c’è un tycoon della tv a capo del governo, ma le tv fanno e disfano i governi. Gli editori sono i veri potenti del Paese e non può esser preso nessun provvedimento che loro dispiaccia. Chi ha provato a mettersi di traverso al loro potere è rimasto stritolato dalla poderosa macchina del consenso. L’Italia ha salvato l’Alitalia appioppando alla collettività il debito della bad company ripartendo daccapo con un compagnia aerea pulita che comunque nessuno vuol usare perché funziona male come la vecchia. La Grecia ha fatto lo stesso: l’Olympic Airways era atterrata dai debiti? È bastato trasformarla in Olympic Airlines e ha volato di nuovo più forte e più bella di prima. Ma con gli stessi difetti.

Insomma, anche se l’Italia non è la Grecia, come lo stesso Deliolanes intitola un paragrafo del suo libro, le analogie tra i due Paesi sono inquietanti. Vero è che in Italia alcuni parametri sono decisamente migliori: l’indebitamento estero del sistema bancario italiano è poco sopra il 20 per cento, quello greco al 70 per cento, in Italia il rapporto tra debito pubblico e ricchezza delle famiglie è pari al 68 per cento, mentre in Grecia è al 220 per cento, ma è all’opposto anche vero che parecchi nella comunità finanziaria internazionale si attendono che la prossima Grecia sia proprio l’Italia. «Non è l’Italia a correre i rischi della Grecia», scrive Deliolanes, «semmai il Meridione, dove lo Stato, inteso come investimento e imprenditoria pubblica, svolge tuttora un ruolo molto importante, tanto che il Financial Times si è permesso anche di fare un confronto tra l’intervento appena deciso a Bruxelles per il salvataggio di Atene e l’intervento che dovrà prima o poi fare il governo di Roma per mettere sotto controllo i conti di Lazio, Campania e Calabria».