giovedì 14 marzo 2002, ore 19.05

Marusi indagato

Era l’autunno del 2000. In quei giorni, fra il 21 e il 22 ottobre, Rodolfo Marusi Guareschi promosse la costituzione di 456 società, per metà con sede a Reggio e per metà a Parma, che dieci giorni più tardi parteciparono al bando per l’assegnazione dei fondi pubblici previsti dalla legge 488 per le imprese che investono nelle aree depresse del Mezzogiorno. Le società costituite dal finanziere di S. Ilario sostenevano di essere in grado di investire complessivamente 16mila miliardi e di assumere 110mila dipendenti. Chiedevano però 5.500 miliardi di finanziamenti pubblici. La mossa, ovviamente, fece scalpore e l’operazione fallì. Nessuna delle 456 domande fu accolta. Ma per il presidente del gruppo Maguro la vicenda non è finita. Da oltre un anno, infatti, la Procura di Parma, la Guardia di Finanza, i Carabinieri e il Nucleo di Polizia Tributaria hanno avviato una serie di accertamenti, che hanno portato tra l’altro la Direzione centrale di Polizia criminale del Ministero dell’Interno a chiedere alle autorità del Lussemburgo informazioni sulle numerose società anonime di diritto lussemburghese di cui Marusi è legale rappresentante. L’inchiesta, seguita personalmente dal Procuratore Giovanni Panebianco, si è conclusa il 30 gennaio scorso. E il 5 febbraio Marusi, insieme ai due figli Tristano e Valerio e ad altri 4 collaboratori, ha ricevuto l’avviso di notifica. Truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata e false comunicazioni sociali le ipotesi di reato. In sostanza, per ottenere i fondi della legge 488, il presidente del gruppo Maguro avrebbe architettato e messo in atto una gigantesca operazione societaria e bancaria tesa a dimostrare che le 456 società costituite disponevano effettivamente dei 16mila miliardi di capitali neccessari a finanziare gli investimenti promessi. Il cuore di tutta la vicenda, secondo gli inquirenti, è una colossale operazione bancaria interamente consumatasi il 30 novembre del 2000 attraverso la banca Sanpaolo Invest. Quel giorno le 12 finanziarie controllate da holding lussemburghesi che avevano costituito le 456 società riconducibili a Marusi effettuarono la bellezza di 21mila giroconti, movimentando complessivamente qualcosa come 63.465 miliardi. Un capitale che, secondo la procura di Parma, è puramente virtuale. In realtà, Marusi avrebbe fatto circolare soltanto 2 miliardi. Il denaro passava cioè alla velocità della luce da un conto all’altro. Apparentemente, ciascuna società era dotata delle risorse dichiarate. Ma nella pratica i soldi restavano sul conto corrente solo qualche istante, prima di prendere il volo per un altro conto. Tra le carte del procedimento, spunta poi anche il nome di Francesco Pacini Battaglia. In una informativa scritta al Procuratore di Parma dal tenente Antonio Savino, comandante del Nucelo operativo e radiomobile dei Carabinieri di Parma, si avanza il sospetto che il faccendiere possa aver incontrato Marusi il 29 aprile del ’96 a Parma, la città dove risiede il presidente del gruppo Maguro. Una circostanza che Marusi nega decisamente. “Non ho mai conosciuto Pacini Battaglia e non ho commesso alcun reato – dice il finanziere di S. Ilario -. Tutta la vicenda è un vero e proprio complotto condotto con accanimento ai miei danni”.

Gabriele Franzini