La legge 11 ottobre 1995 n. 423 (in G.U. n.242 del 16 ottobre 1995), “Norme in materia di soprattasse e pene pecuniarie per omesso, ritardato o insufficiente versamento delle imposte” (e relativo decreto ministeriale di attuazione emanato il 2 febbraio 1996) rappresenta una novità interessante nell’ordinamento giuridico italiano, perlomeno nel quadro delle norme relative alle sanzioni tributarie applicabili al professionista.

In estrema sintesi le disposizioni in esame consentono lo sgravio delle sanzioni a carico del contribuente, e la loro commutazione a carico del professionista cui questi ha affidato mandato professionale, qualora la violazione tributaria derivi dalla condotta illecita autonoma, penalmente rilevante, del dottore commercialista.

La portata innovativa di queste statuizioni possono essere comprese laddove si consideri che nella generalità dei casi la responsabilità del professionista, sovente difficilmente dimostrabile, non esclude quella dell’assistito, unico titolare dell’obbligo del pagamento dei tributi. Nelle fattispecie considerate, al contrario, si riconosce una possibilità al contribuente di sottrarsi al pagamento di sanzioni che sarebbero a lui imputabili, purché sia dimostrato che la violazione, cui esse si ricollegano, sia stata determinata da un illecito comportamento del professionista.

Queste prime considerazioni non devono, comunque, ingenerare aspettative eccessive in quanto queste forme di tutela intervengono al verificarsi di situazioni circoscritte e non in ogni caso di violazione da parte del commercialista. E’ infatti opinione espressa da autorevole dottrina che la normativa in esame è insufficiente, non avendo previsto la tutela del contribuente anche nei casi in cui il professionista ometta di attendere con la dovuta diligenza al mandato conferitogli per violazioni diverse dall’omesso versamento. Si tratta, quindi, di una novità il cui valore può risultare significativo nella misura in cui indichi una direzione di cambiamento a cui potranno fare riferimento future riforme.

Coloro che già allo stato attuale la giudicano con favore, spesso ritengono che rappresenti un ulteriore passo in avanti nel processo di progressivo coinvolgimento del consulente fiscale nella responsabilità del contribuente. Il ruolo del professionista nelle violazioni tributarie, infatti, è stato progressivamente portato in evidenza: in un primo momento la dottrina e soprattutto la giurisprudenza ne hanno affermato la responsabilità sotto il profilo penale; con la L. n. 423/1995 si è cominciato ad individuare un’autonoma responsabilità anche sotto il profilo amministrativo, pur limitatamente a sanzioni per irregolarità nel versamento dei tributi.

In questo modo si auspica sia favorita una maggiore professionalità e affidabilità delle attività di consulenza fiscale dei dottori commercialisti.

Un altro aspetto peculiare di questa legge è l’articolato procedimento che essa introduce per dirimere le delicate questioni in oggetto, con un grado di dettaglio sconosciuto a norme successive (si veda il D. Lgs. n. 472/1997 “Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie”).

E’ da rilevare, poi, che la L. n. 423/1995 coinvolge aspetti penali ed amministrativi nel senso che l’intreccio tra normativa penale ed amministrativa avviene nel momento in cui si prevede, come condizione per lo sgravio di sanzioni amministrative a favore del contribuente (o più precisamente per la loro commutazione a carico del professionista), l’esito negativo del processo penale nei confronti del consulente.

Il caso in cui il professionista abbia perpetrato una truffa ai danni del contribuente-cliente, specificamente facendo credere a quest’ultimo di aver provveduto ad ogni incombenza e appropriandosi, invece, delle somme dovute e consegnategli dal cliente stesso, è tipico e frequente pur apparendo come un caso-limite. Le cronache ma soprattutto le numerose vicende giudiziarie hanno dimostrato che la fattispecie presa in considerazione non è puramente scolastica.

Certamente un appropriato intervento legislativo sarebbe risultato più pregnante, e probabilmente più coerente, se la codificazione di queste cause di non punibilità in materia di sanzioni amministrazione, fosse stata accompagnata da una previsione analoga in campo penale.

Giova da ultimo considerare come la sopravvivenza della legge in questione sia stata messa in dubbio da alcuni interpreti in seguito all’emanazione del D. Lgs. n. 472/1997. Tali dubbi paiono ormai definitivamente superati, grazie ai chiarimenti di una successiva circolare e, soprattutto, alla successiva introduzione di un nuovo comma nella L. n.423/1995.