il dollaro a 2.260 lire

I mercati contro Ecofin. Visco: Ue troppo lenta

di ELENA POLIDORI

ROMA – I mercati non credono alle parole dei ministri Ecofin e l’Euro accusa l’ennesimo tonfo. Temporaneo, per carità, ma pur sempre significativo.

Così, nonostante le dichiarazioni di Versailles, compreso quell’accenno velato a possibili interventi di sostegno sui cambi, è di nuovo brivido per la moneta europea, oggetto di un crollo generalizzato che l’ha fatta scivolare per un po’ sotto la soglia psicologica degli 86 centesimi di dollaro: 85,70 per l’esattezza, l’ equivalente di ben 2.259 lire per un dollaro. Un record negativo, anche se poi alle quotazioni ufficiali della Banca d’Italia l’euro è un po’ risalito (fino a 0,8609 ma sempre in calo rispetto al livello di 0,8735 dello scorso venerdì) come pure nel pomeriggio a New York (O,8607 dollari alle 19).

Ma quel che conta, in test del genere, è l’impatto, la reazione a caldo al comunicato che i ministri dell’Ecofin hanno faticosamente stilato nel week-end, a Versailles. Un testo finalmente unitario, per dire: basta, l’Europa tutta vuole un euro forte, sano, solido e, se così non sarà, è anche pronta ad intervenire. Ebbene, questa reazione è stata quantomeno tiepida. Tanto che da Basilea, i governatori europei (per l’Italia, Antonio Fazio) lanciano un secondo messaggio: “L’Euro è più debole di quel che dovrebbe. E’ sottovalutato rispetto ai fondamentali dell’economia”, dichiara a nome della Bri, Eddie George. In pratica, la moneta unica non rispecchia l’ ottimo stato di salute del Vecchio Continente: “Noi ci aspettiamo che tocchi il fondo per poi risalire”.

Nell’attesa, però, l’euro scende. In venti mesi ha perso quasi il 30% del suo valore. Il 1 gennaio 1999 – giorno della sua prima quotazione- segnava un valore di 1,6675 dollari. Le ragioni di un ribasso tanto vistoso sono molteplici, tecniche e non. Il ministro del Tesoro Vincenzo Visco, intervistato dall’Herald Tribune ne indica una. Dice infatti che tra le cause del calo dell’ Euro c’è anche “l’incapacità dei membri dell’Unione di prendere decisioni univoche”. Il processo decisionale infatti è così “lento e farraginoso che i mercati non pensano che 12 membri sono capaci di agire come un solo paese”. E aggiunge: “L’unico progresso che apprezzerebbero davvero sarebbe il passaggio al voto a maggioranza”, ovvero l’eliminazione di tutti i diritti di veto.

A Versailles, comunque, il comunicato è stato stilato all’unanimità, anche se a dire il vero la frasetta sull’Euro forte è stata messa lì per correggere una dichiarazione opposta del Cancelliere Schroeder, secondo cui la debolezza della moneta Ue era benvenuta, perché considerata una manna per l’export. E quel testo, al di là delle oscillazioni giornaliere, non ha avuto – o almeno non ha ancora avuto- l’accoglienza sperata anche se è stato proprio dopo le parole di George che s’è verificato il rimbalzo sopra 0,86. Ma l’euro è scivolato anche nei confronti di yen e franco svizzero: 90,86 nel caso della moneta nipponica, il livello più basso mai raggiunto, 1,5296 nel secondo caso.

“Debolezza temporanea”, secondo il commento unanime del Cancelliere Schroeder e del ministro Eichel. “La Germania ha un interesse particolare ad avere una moneta forte”.

Tuttavia, stando ad una analisi degli esperti del Fondo monetario internazionale, ci vorrà ancora un po’ per vedere qualche cambiamento sui mercati. Secondo il Fmi, infatti, i tassi di cambio sono determinati attualmente dai flussi di capitale e non ci sono motivi al momento che giustifichino un dollaro più debole: gli investitori vedono gli Usa come il paese che offre i migliori rendimenti.

In serata, le vendita degli operatori internazionali si sono accanite contro la sterlina, precipitata a New York a 1,4060 contro il dollaro, livello minimo dall’86.