Milano, 11 novembre 2005 – Ha mantenuto la promessa, il sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano. Il franco-ungherese Stéphane Lissner, ha infatti convocato la stampa per fare un ampio resoconto dei suoi primi sei mesi alla guida del teatro milanese, tenendo così fede all’impegno assunto con i giornalisti poco dopo la sua nomina, risalente allo scorso aprile. Un’occasione anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, in un momento di grande fermento, vuoi per l’avvicinarsi del 7 dicembre – tradizionale inaugurazione della stagione lirica – vuoi per le polemiche che stanno accompagnando la nascita del nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione. Il Cda uscente si riunirà ancora lunedì 14 novembre.

Riguardo all’ingresso della Provincia di Milano con un proprio membro nell’organo di governo della Scala, Lissner ha detto di voler evitare qualunque polemica strumentale, ritenendo comunque positiva la prospettiva di un ampliamento della rappresentanza pubblica. Uno dei concetti cari al sovrintendente – sul quale è infatti tornato più volte – è proprio la necessità di mantenere una forte prevalenza del capitale pubblico nella gestione della Scala, in linea con quanto accade nei principali teatri d’opera europei, dove i contributi statali si attestano ampiamente oltre il 50, quando non il 60% del totale. Nel 2004 la Scala ha invece ricevuto circa 91 milioni e mezzo di euro di finanziamenti, di cui il 48,4% di fonte pubblica. Il preconsuntivo del 2005 dovrebbe chiudere con un disavanzo tutto sommato contenuto, pari a un milione e seicentomila euro ma – come ha evidenziato di recente anche la Corte dei Conti – il patrimonio disponibile negli ultimi otto anni si è quasi dimezzato, passando da 53,8 milioni a fine ’97 ai 32,46 registrati al termine dell’anno scorso.

Secondo lo studio della Corte dei Conti su tale indebolimento del patrimonio della Scala hanno inciso soprattutto i costi del personale, un capitolo particolarmente scottante, dopo le critiche del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la richiesta di preparare un dossier specifico sulle maestranze scaligere. Sul punto Lissner è stato assai deciso, precisando che non è mai ufficialmente pervenuta al suo ufficio alcuna richiesta di redigere un dossier sul personale scaligero. Il sovrintendente ha ricordato che l’organico della Scala è fissato dalla legge e oggi ammonta a 818 persone, compresi i vigili del fuoco addetti alla sicurezza interna. Il numero più basso tra quelli dei principali teatri d’opera europei, dall’Opéra di Parigi al Royal Opera House di Londra, dalla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera alla Wiener Staatsoper di Vienna.

Il capitolo Teatro degli Arcimboldi riserva invece poche speranze a chi credeva nel coinvolgimento diretto della Scala nell’operazione-ponte in attesa che il teatro sia dotato di uno statuto proprio. Lissner ha detto molto chiaramente che per i prossimi uno-due anni il suo interessamento esclusivo non potrà che essere rivolto al teatro del Piermarini, che sconta un grave ritardo nella programmazione. I circa cinquanta dipendenti distaccati presso il teatro che sorge alla periferia nord di Milano saranno anzi quanto prima richiamati in piazza Scala, sancendo così una separazione, certo temporanea, ma netta.

Quanto alla possibile nomina di un nuovo direttore musicale, al posto del maestro Riccardo Muti, Lissner ha ricordato che le sue dimissioni furono date in un momento di aspra contrapposizione, senza dare preavvisi o attendere naturali scadenze. Ciò, unito alla statura artistica di Muti, pone oggettivi problemi alla ricerca di un degno erede. Il sovrintendente si è detto tuttavia fiducioso che, lavorando di comune accordo con l’Orchestra, si giungerà – senza fretta, par di capire – a una designazione.

Nella sua lunga prolusione – in un italiano certamente migliorato ma ancora in guerra con gli accenti – Lissner ha speso parole di elogio non solo per i consiglieri uscenti e i soci privati che contribuiscono al bilancio scaligero, ricordando anche l’importante funzione svolta dall’Accademia e dal Museo della Scala, il secondo più visitato di Milano, dopo il Cenacolo vinciano. Ma si è appassionato quando ha paragonato le decine di scenografi, costumisti, attrezzisti e tecnici che operano in esclusiva per il teatro presso gli ex magazzini Ansaldo a degli artisti che col loro lavoro tramandano una tradizione di grande ed esclusivo valore. Lissner ha anche fatto cenno ai progetti nel cassetto, sui quali torneremo nei prossimi giorni, quando saremo in grado di pubblicare anche ampi stralci in video della conferenza.

Nella foto, il sovrintendente scaligero Stéphane Lissner