Visto il doppio incidente mortale accaduto il 6 novembre ’01 ad Arezzo, dove cinque operai impegnati a realizzare la fognatura che attraversa la ferrovia Arezzo-Sinalunga accanto alla strada in costruzione tra la zona della Maestà di Giannino e Via Alfieri sono stati travolti da una frana dello scavo stesso;

Considerato che il lavoro degli operai consisteva in una posa di grossi tubi di cemento per lo scolo di acque chiare in uno scavo profondo circa cinque-sei metri;

Considerato che i lavori alla fossa si svolgevano dopo molte ore di pioggia seguite a giorni di siccità e che nello scavo non era stata realizzata alcuna centina o palizzata di cemento atta a garantire la messa in sicurezza delle pareti di argilla;

Considerato che in marzo nel cantiere si era svolta un’ispezione della Asl con queste risultanze: una multa di tre milioni e una serie di prescrizioni, tra cui una palificazione di cemento per garantire la sicurezza delle trincee di scavo;

Considerato che la Cooperativa Braccianti Riminese, cui il Comune di Arezzo come committente dell’appalto aveva affidato i lavori, aveva subappaltato una parte delle opere alla ditta Romizi di Arezzo;

Considerato quindi che ci troviamo davanti al classico caso di subappalto, cioè di una amministrazione pubblica che affida opere ad imprese che si servono del lavoro di terzi;

Considerato che in Toscana tra gennaio e luglio di questo anno corrente nel settore dell’edilizia ci sono stati 13 decessi e che, secondo alcune stime, quelli in edilizia risultano i due terzi del totale degli infortuni sul lavoro;

Considerato che la Commisione Lavoro del Consiglio Regionale ha ripetutamente segnalato e richiesto una maggiore attività di controllo e di monitoraggio degli organi competenti sulle misure di prevenzione e sui piani per la sicurezza nei cantieri;