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Cene, viaggi e consulenze

LA VOCE DEL GATTO DEL PADRONE

Marusi indagato

Mal dell’esca e Balck rot

Lunedi’ Nero Per L’euro Il Dollaro A 2.260 Lire

il dollaro a 2.260 lire

I mercati contro Ecofin. Visco: Ue troppo lenta

di ELENA POLIDORI

ROMA – I mercati non credono alle parole dei ministri Ecofin e l’Euro accusa l’ennesimo tonfo. Temporaneo, per carità, ma pur sempre significativo.

Così, nonostante le dichiarazioni di Versailles, compreso quell’accenno velato a possibili interventi di sostegno sui cambi, è di nuovo brivido per la moneta europea, oggetto di un crollo generalizzato che l’ha fatta scivolare per un po’ sotto la soglia psicologica degli 86 centesimi di dollaro: 85,70 per l’esattezza, l’ equivalente di ben 2.259 lire per un dollaro. Un record negativo, anche se poi alle quotazioni ufficiali della Banca d’Italia l’euro è un po’ risalito (fino a 0,8609 ma sempre in calo rispetto al livello di 0,8735 dello scorso venerdì) come pure nel pomeriggio a New York (O,8607 dollari alle 19).

Ma quel che conta, in test del genere, è l’impatto, la reazione a caldo al comunicato che i ministri dell’Ecofin hanno faticosamente stilato nel week-end, a Versailles. Un testo finalmente unitario, per dire: basta, l’Europa tutta vuole un euro forte, sano, solido e, se così non sarà, è anche pronta ad intervenire. Ebbene, questa reazione è stata quantomeno tiepida. Tanto che da Basilea, i governatori europei (per l’Italia, Antonio Fazio) lanciano un secondo messaggio: “L’Euro è più debole di quel che dovrebbe. E’ sottovalutato rispetto ai fondamentali dell’economia”, dichiara a nome della Bri, Eddie George. In pratica, la moneta unica non rispecchia l’ ottimo stato di salute del Vecchio Continente: “Noi ci aspettiamo che tocchi il fondo per poi risalire”.

Nell’attesa, però, l’euro scende. In venti mesi ha perso quasi il 30% del suo valore. Il 1 gennaio 1999 – giorno della sua prima quotazione- segnava un valore di 1,6675 dollari. Le ragioni di un ribasso tanto vistoso sono molteplici, tecniche …

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Sappada in Friuli: il consiglio regionale vota quasi all’unanimità per il passaggio

Il FreeSpace Business Music System, un sistema amplificato costituito da una unità per le basse frequenze e quattro cubetti per le frequenze medio-alte, è la soluzione ideale per sonorizzare bar, ristoranti, negozi, mostre, esposizioni, gallerie d’arte e stand fieristici. Grazie alla tecnologia Acoustimass®, che consente di ottenere bassi profondi e indistorti nonostante le dimensioni contenute del mobile, e l’utilizzo di piccoli Twiddler ad ampia dispersione in grado di riprodurre l’intera banda audio al di sopra dei 200 Hz, il FreeSpace può coprire uniformemente una vasta area, tipicamente fino a 400 metri quadri, restando Virtualmente Invisibile. Il modulo per le basse frequenze contiene tre amplificatori (uno per i bassi e due per i medio-alti) progettati appositamente per il FreeSpace e assistiti dall’Equalizzazione Attiva. Uno speciale circuito denominato Dynamically Equalized provvede automaticamente ad incrementare il livello delle frequenze estreme della banda audio in ragione del livello d’ascolto per adattare la risposta del sistema alle caratteristiche dell’apparato uditivo, garantendo così una costante ricchezza e naturalezza del suono. Un particolare circuito limitatore evita che il sistema venga sovrappilotato e assicura molti anni di affidabile servizio. La presenza di ingressi bilanciati limita i disturbi di natura elettrostatica, soprattutto nel caso di collegamenti molto lunghi. Il FreeSpace viene fornito con staffe che consentono il facile e rapido montaggio in qualsiasi posizione dei cubetti e del modulo dei bassi, mentre le limitatissime dimensioni dei vari componenti ne permettono la facile integrazione con qualsiasi arredamento. I cinque diffusori possono essere verniciati per meglio mimetizzarsi nell’ambiente.

CARATTERISTICHE TECNICHE 13 kohm sbilanciati, 26,5 Kohm bilanciati Risposta in frequenza

40 Hz – 20 KHz Sensibilità d’ingresso:

0,4 V per la massima uscita Potenza amplificatori interni

– modulo bassi: 100 W…

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Oggi l’arrivo di Guillermo Diaz

Sfuma la venuta di Cittadini

Diaz, sì; Cittadini, no. Si possono sintetizzare così gli ultimi eventi registrati all’ombra del Palamaggiò dove oggi riprenderanno gli allenamenti dopo la pausa per la Final Four di coppa di Legadue. La guardia portoricana ha toccato il suolo italiano e oggi sarà a disposizione innanzitutto dello staff medico per le visite di rito, propedeutiche all’ingaggio e all’ufficializzazione del suo ingresso nel roster della Pepsi. Se tutto sarà ok il cestista di nazionalità statunitense si aggregherà ai suoi nuovi compagni, agli ordini di coach Frates, per esordire con la maglia bianconera in occasione della gara interna di domenica prossima con l’Edimes Pavia. Il centro Alessandro Cittadini, all’indomani del derby felsineo sembra invece destinato a restare sotto le ali dell’aquila fortitudina. A Bologna, infatti, la squadra griffata Upim fino a ora non ha nessuna intenzione di privarsi del «lungo» italiano, nonostante le insistenze da parte casertana, per ridisegnare l’assetto del team juventino. L’arrivo in casa Pepsi di Guillermo Diaz avrà infatti quale immediata conseguenza il dover tagliare il centro americano Arthur Johnson per cui il dover rinunciare al pivot Cittadini potrebbe costringere la società cestistica di Terra di Lavoro a rivedere il comparto lunghi e a restare più attiva che mai sul mercato, quello degli oriundi. Ma negli uffici del Palamaggiò hanno la bocca cucita, nessuna notizia trabocca dai cancelli dell’impianto di Castelmorrone, rimasti aperti solo per il clinc tecnico dell’assistant coach Massimiliano Oldoini. Da oggi c’è già da pensare al match con l’Edimes Pavia. «I giochi riprendono e ci apprestiamo a vivere il rush finale di questo campionato così avvincente, come ormai ci ha abituato la Legadue», commenta il presidente della Pepsi, Rosario Caputo. Poi rifacendosi alla coppa di Lega conquistata dalla Fileni Jesi allenata dal coach molisano Andrea Capobianco, il massimo dirigente aggiunge: «La vittoria …

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cultura Arte Artisti Vincenzo Cairo

Sfuggire al rumore

Il rombo dei motori nella cabina di un aereo. Il trambusto della città. Le distrazioni in ufficio. Le cuffie BOSE® QuietComfort® 2 Acoustic Noise Cancelling® attenuano dolcemente i rumori di fondo con il tocco un colpo di un interruttore. Potrà assaporare le delicate sfumature musicali senza disturbare nessuno. E nei momenti in cui non ascolta la musica potrà scivolare in un rifugio di tranquillità, dove rilassarsi e godersi il silenzio e la solitudine.

Naturalmente, non si tratta di normali cuffie. Bose ha investito decenni nello sviluppo e nel perfezionamento della sua tecnologia di riduzione del rumore per combattere il rumore indesiderato e migliorare invece l’esperienza di ascolto.

La nostra esclusiva combinazione di design ergonomico e tecnologia all’avanguardia garantisce una notevole riduzione del rumore. Questo processo di “correzione” è rapido e continuo, in modo tale da consentire l’ascolto della musica o della colonna sonora desiderate. E se non desidera ascoltare nulla, può godersi semplicemente la tranquillità garantita dalle nostre cuffie.

Soluzioni ispirate

Nel lontano 1978 il dottor Amar Bose ebbe un’ispirazione durante un rumoroso volo internazionale. Le teorie sulla riduzione del rumore sono emersa fin dagli anni Trenta, ma solo per applicazioni relativamente semplici. Con questa sua improvvisa intuizione, egli comprese come ottenere la riduzione attiva del rumore nelle cuffie e, ancora a bordo dell’aereo, tracciò i calcoli matematici per attuare questa nuova tecnologia. Da questi calcoli iniziali presero il via anni di ricerche in un’ampia gamma di sfide complesse nei campi dell’acustica, dell’elettronica e della meccanica.

Nel 1986 si iniziava a pianificare il primo volo intorno al mondo senza soste mai effettuato nella storia. I piloti correvano il serio rischio di perdere il 30% dell’udito. Quando seppero questa notizia, gli ingegneri della Bose proposero l’utilizzo di un loro prototipo di cuffia con microfono per la riduzione del …

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La Prima Vendita Esaurisce Sia Il Diritto D’autore Che La Responsabilità Della Violazione

ITALIA: GIURISPRUDENZA

La prima vendita esaurisce sia il diritto d’autore che la responsabilità della violazione Il 7 aprile 1999 la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza interessante sul tema dell’esaurimento del diritto d’autore. Delta video era licenziataria per l’Italia dei diritti esclusivi di sfruttamento economico di diversi film di Alfred Hitchcock, tra i quali la pellicola “Notorious”, che la Capital Video aveva riprodotto su videocassette. La Messaggerie Periodici (M.P.) era stata incaricata della distribuzione nazionale di tali videocassette, che venivano vendute unitamente a una pubblicazione mensile prodotta dalla Skema s.r.l.

Nella causa intentata dalla Delta Video, la Corte d’Appello di Roma con sentenza del 13 novembre 1995 dichiarava che il film in questione non era caduto ancora in pubblico dominio in quanto si applicava il D.P.R. 19/1979 che aveva elevato a 50 anni (dai precedenti 30) la durata dei diritti di sfruttamento, e che quindi anche la Skema s.r.l. e la M.P., insieme alla Capital Video, erano responsabili della violazione della legge sul diritto d’autore.

La M.P. si è rivolta alla Cassazione, sostenendo che erano state applicate falsamente le leggi sul diritto d’autore, che le decisioni precedenti non erano sufficientemente fondate, e quindi la M.P. non poteva essere considerata corresponsabile dell’abuso. Secondo la ricorrente, non era stato applicato il principio dell’esaurimento del diritto d’autore: dato che la violazione aveva avuto luogo con la riproduzione dell’opera, e che anche le prima vendita era stata effettuata dalla Capital Video, che la M.P. aveva svolto soltanto un ruolo di distribuzione, secondo il principio dell’esaurimento del diritto la M.P. non poteva essere considerata responsabile.

Obiettava la Delta Video che affermare la non responsabilità del distributore avrebbe permesso di aggirare la legge, trasformando i centri di distribuzione in altrettanti magazzini franchi di copie illegittime di opere coperte da diritto d’autore. Inoltre, la teoria dell’esaurimento …

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“Lo spopolamento è il nostro problema”

Politica

Tra i quattro comuni reggiani chiamati al voto il 5 giugno prossimo, c’è Ventasso, il nuovo ente locale, formato dall’unione di Ramiseto, Ligonchio, Collagna e Busana. Lottare contro lo spopolamento della montagna è la principale esigenza che emerge parlando con gli abitanti. “E’ la cosa più importante – ci tiene a sottolineare un ramisetanto – per mettere su famiglia la gente è stata costretta ad andarsene, non c’erano alternative. A Ramiseto, però, ora assistiamo a una contro tendenza, di giovani al lavoro ce ne sono”.

4300 abitanti di cui elettori 3570. A un anno dal referendum che ne ha sancito la nascita, il Comune di Ventasso è al suo primo appuntamento elettorale. La fusione porterà risorse nelle casse dei futuri amministratori. “Io le spenderei per dare lavoro alla gente, a tutti i giovani costretti a fare pendolarismo”, ci dice un signore appena uscito da un negozio. Nell’arco di un decennio, la popolazione dei territori di Collagna, Busana, Ramiseto e Ligonchio, è diminuita del 10 per cento circa.

Per invertire la tendenza, sono in tanti a chiedere interventi a favore delle attività produttive, a partire dal turismo ma non solo. “Abbiamo una montagna che è una cosa bestiale come bellezza, dunque va sfruttata”, ci spiega un pensionato che vive a Cervarezza. “Il comune deve darsi da fare a Cerreto, nel promuovere la stazione sciistica, se non ci riesce è meglio che cambi mestiere”, ci dice, a Collagna, uno storico istruttore di sci. “E poi c’è l’agricoltura – gli fa eco un anziano compaesano – non è rimasto più niente, non c’è più nemmeno una bestia”.

La sfida dello sviluppo spetta al futuro sindaco. In corsa ci sono due candidati. Antonio Manari per la lista “Ventasso Adesso”, promossa dal Partito Democratico. Manari, 66 anni, nato a Busana, alla sua prima esperienza …

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CONSULENTI INFEDELI E TUTELA DEI CONTRIBUENTI

La legge 11 ottobre 1995 n. 423 (in G.U. n.242 del 16 ottobre 1995), “Norme in materia di soprattasse e pene pecuniarie per omesso, ritardato o insufficiente versamento delle imposte” (e relativo decreto ministeriale di attuazione emanato il 2 febbraio 1996) rappresenta una novità interessante nell’ordinamento giuridico italiano, perlomeno nel quadro delle norme relative alle sanzioni tributarie applicabili al professionista.

In estrema sintesi le disposizioni in esame consentono lo sgravio delle sanzioni a carico del contribuente, e la loro commutazione a carico del professionista cui questi ha affidato mandato professionale, qualora la violazione tributaria derivi dalla condotta illecita autonoma, penalmente rilevante, del dottore commercialista.

La portata innovativa di queste statuizioni possono essere comprese laddove si consideri che nella generalità dei casi la responsabilità del professionista, sovente difficilmente dimostrabile, non esclude quella dell’assistito, unico titolare dell’obbligo del pagamento dei tributi. Nelle fattispecie considerate, al contrario, si riconosce una possibilità al contribuente di sottrarsi al pagamento di sanzioni che sarebbero a lui imputabili, purché sia dimostrato che la violazione, cui esse si ricollegano, sia stata determinata da un illecito comportamento del professionista.

Queste prime considerazioni non devono, comunque, ingenerare aspettative eccessive in quanto queste forme di tutela intervengono al verificarsi di situazioni circoscritte e non in ogni caso di violazione da parte del commercialista. E’ infatti opinione espressa da autorevole dottrina che la normativa in esame è insufficiente, non avendo previsto la tutela del contribuente anche nei casi in cui il professionista ometta di attendere con la dovuta diligenza al mandato conferitogli per violazioni diverse dall’omesso versamento. Si tratta, quindi, di una novità il cui valore può risultare significativo nella misura in cui indichi una direzione di cambiamento a cui potranno fare riferimento future riforme.

Coloro che già allo stato attuale la giudicano con favore, spesso ritengono che rappresenti un ulteriore passo …

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Cene, viaggi e consulenze

Attualità

Da ieri abbiamo tentato di metterci in contatto direttamente con i sei consiglieri regionali coinvolti dall’inchiesta dei rimborsi facili. Non senza difficoltà. Fabio Filippi (Pdl), non ha mai risposto al suo cellulare. Rita Moriconi (Pd), dopo un nostro invito attraverso la sua segretaria, non ha trovato il tempo di contattarci. Beppe Pagani in una nota stampa ha elencato le sue spese finite sotto osservazione. Il totale, ce lo ha comunicato al telefono, è sui 4800 euro. 1752 euro riguardano attività di rappresentanza istituzionale, 900 euro sono spese postali, altri 900 per spostamenti su mezzi pubblici e taxi, 650 euro, inoltre, sono per spese telefoniche, e 464 per pernottamenti in hotel da parte di relatori invitati dal consigliere a iniziative.

Liana Barbati (Idv) via sms ci ha ricordato che i suoi conti sono online dal 2010 e che le spese a lei contestate riguardano iniziative tutte finalizzate a presentazione di atti assembleari. Matteo Riva, sempre tramite messaggio, ha declinato la nostra richiesta di intervista poiché deve prima relazionarsi con il proprio avvocato. Marco Barbieri con l’avvocato ha già parlato, ha ricevuto il consigio di non dire a quanto ammontano le spese chiamato a chiarire, ma ci ha comunque detto che sono superiori a quelle sostenute dal collega Pagani.

‘Si tratta di spostamenti in treno, ristoranti, iniziative, cose molto spiegabili, spero in tempi molto brevi’, ci spiega il consigliere Pd. Barbieri, all’ultima seduta dell’Assemblea legislativa, ha avuto il ruolo di relatore del bilancio della Regione. Così racconta il clima che si è respirato: ‘Molta amarezza, non è stata una festa di fine legislatura’. L’alto numero di consiglieri coinvolti, appartenenti a tutti gli schieramenti fa pensare che qualcosa non andava nel regolamento sui rimborsi. ‘Forse prima si poteva troppo. Da fine 2012 non c’è più nessun tipo di rimborso possibile per i …

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Marusi indagato

giovedì 14 marzo 2002, ore 19.05

Marusi indagato

Era l’autunno del 2000. In quei giorni, fra il 21 e il 22 ottobre, Rodolfo Marusi Guareschi promosse la costituzione di 456 società, per metà con sede a Reggio e per metà a Parma, che dieci giorni più tardi parteciparono al bando per l’assegnazione dei fondi pubblici previsti dalla legge 488 per le imprese che investono nelle aree depresse del Mezzogiorno. Le società costituite dal finanziere di S. Ilario sostenevano di essere in grado di investire complessivamente 16mila miliardi e di assumere 110mila dipendenti. Chiedevano però 5.500 miliardi di finanziamenti pubblici. La mossa, ovviamente, fece scalpore e l’operazione fallì. Nessuna delle 456 domande fu accolta. Ma per il presidente del gruppo Maguro la vicenda non è finita. Da oltre un anno, infatti, la Procura di Parma, la Guardia di Finanza, i Carabinieri e il Nucleo di Polizia Tributaria hanno avviato una serie di accertamenti, che hanno portato tra l’altro la Direzione centrale di Polizia criminale del Ministero dell’Interno a chiedere alle autorità del Lussemburgo informazioni sulle numerose società anonime di diritto lussemburghese di cui Marusi è legale rappresentante. L’inchiesta, seguita personalmente dal Procuratore Giovanni Panebianco, si è conclusa il 30 gennaio scorso. E il 5 febbraio Marusi, insieme ai due figli Tristano e Valerio e ad altri 4 collaboratori, ha ricevuto l’avviso di notifica. Truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata e false comunicazioni sociali le ipotesi di reato. In sostanza, per ottenere i fondi della legge 488, il presidente del gruppo Maguro avrebbe architettato e messo in atto una gigantesca operazione societaria e bancaria tesa a dimostrare che le 456 società costituite disponevano effettivamente dei 16mila miliardi di capitali neccessari a finanziare gli investimenti promessi. Il cuore di tutta la vicenda, secondo gli inquirenti, è una colossale operazione bancaria interamente consumatasi …

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LA VOCE DEL GATTO DEL PADRONE

di Barbara Rapetto Freddi

La voce di Romeo “er mejo gatto der Colosseo” l’abbiamo conosciuta grazie ai simpatici cartoon di Disney e all’appassionante favola degli Aristogatti.

Le voci degli altri gatti, quelli ancor più comuni del tronfio felino non di razza eroe dei predetti cartoni animati, sono balzate alla ribalta grazie alla ricerca di Nicholas Nicastro che per ottenere il più corretto risultato ha sottoposto quanto registrato a ben 26 volontari (esseri umani e non gatti, naturalmente!) chiedendo di attribuire un punteggio, in ragione della piacevolezza o dell’intensità del suono, con una scala di valori da 1 a 7. Non è bastato. Il nostro Nicastro ha ripetuto la prova sottoponendo al vaglio delle 100 registrazioni un’altra platea di 28 volontari, chiedendo di tradurre quei suoni in termini di urgenza ed insistenza anche in questo caso con un punteggio da 1 a 7.

I differenti “miao”

sono così stati catalogati in ordine alla dolcezza del loro suono e ad ipotetiche necessità e desiderio di essere accontentati. Questo incrocio di valori ha permesso a Nicastro – che è stato allievo del professor Michael Owren della Cornell University – di scoprire che i miagolii correlati ad urgenze o bisogni sono più lunghi e meno gradevoli. Qualcuno dirà che non c’era bisogno di test di laboratorio o di specialisti della psichiatria animale per giungere a queste conclusioni, ma che – forse – è sufficiente piazzarsi in casa una mezza dozzina di gatti per scoprire le stesse cose.

Ma Nicholas Nicastro

è un tipo preciso e quindi ha fatto ricorso anche a spettogrammi, ovvero alle rappresentazioni grafiche dei miagolii esaminati così da poter studiare la frequenza e i picchi di segnale rilevato dalle apparecchiature impiegate, riportando sul foglio gli eventi che hanno avuto luogo in quegli specifici istanti. L’apertura di una scatoletta di cibo avrebbe …

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Mal dell’esca e Balck rot

Mal dell’esca e black rot

Percentuale di incidenza rilevata nella zona

D.O.C. Lugana

Il periodo invernale, dedicato alle operazioni di potatura, ci induce a ritornare ad occuparci delle malattie del legno, delle quali abbiamo già scritto su “Rassegna di Viticoltura” (cfr. n. 3 – 10/1994).

La patologia più pericolosa e diffusa e sicuramente il mal dell’esca, a causa anche dell’incertezza sull’individuazione degli agenti primari di questa alterazione. I numerosi studi, condotti anche nel nostro paese negli anni trascorsi dal precedente articolo, non hanno infatti ancora fornito una risposta definitiva.

I sospetti maggiori ricadono sui funghi Stereum hirsutum e Phellinus igniarius, ripetutamente isolati dal legno infetto, anche se è possibile che intervengano anche altri agenti patogeni.

Questa fitopatia può presentarsi con due sintomatologie differenti, una forma cronica e una forma acuta. La prima è caratterizzata dalla comparsa sulle foglie di macchie clorotiche internervali che in seguito confluiscono e disseccano. Ciò avviene nei mesi estivi, quando maggiore è il consumo di acqua da parte delle foglie. Il fungo infatti tende ad ostruire i vasi linfatici e quindi a ostacolare il trasporto dell’acqua verso la parte aerea. Nei casi più gravi, definiti come forma acuta della malattia, si ha il completo e repentino disseccamento di tutta la pianta o di una branca di essa. Tale manifestazione è più frequente quando una serie di piogge fa seguito ad un periodo siccitoso.

Sul legno il sintomo più caratteristico è rappresentato dalla comparsa di zone imbrunite in corrispondenza di un taglio di potatura, che, in fase più avanzata, assumono una consistenza spugnosa e friabile.

§Per valutare l’incidenza di questa malattia e quella dell’eutipiosi (altra malattia del legno presente in provincia), nel 1992 l’Istituto di Patologia vegetale dell’Università di Milano e l’allora Osservatorio Malattie delle Piante della Lombardia istituirono una rete di controllo in alcune aree viticole …

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pressione gonfiaggio pneumatici

quasi sotto il cerchio) non appoggia più in

maniera corretta.Spesso si usura addirittura

oltre il disegno del battistrada perchè in

situazioni limite tocca l’asfalto la parte

esterna (il fianco) della gomma stessa.

Inoltre le gomme “sovragonfiate” reggono meglio

la fatica.Infatti sotto sforzo fischiano molto

meno e non si surriscaldano in maniera

eccessiva:i pneumatici “molli” si scaldano troppo

sia in curva che ad alta velocità in

autostrada;ciò causa continue variazioni della

pressione di gonfiaggio e il pilota non ha più un

riferimento fisso di curva in curva.

L’eccessivo riscaldamento e le continue

deformazioni verticali del pneumatico in

autostrada ,sono tra le cause degli scoppi

improvvisi o del distacco di pezzi di battistrada.

E’ chiaro che un pneumatico poco gonfio assorbe

meglio le irregolarità dell’asfalto deformandosi;

quindi esagerando con le pressioni la vettura

potrebbe “saltellare” troppo (come un pallone

gonfio che rimbalza bene)affaticando gli

ammorizzatori,le schiene dei passeggeri e

causando perdite di aderenze improvvise.

Dunque le nuove pressioni di gonfiaggio vanno

verificate bene in ogni situazione su strada

(come nel mio caso credo di aver fatto).

Forse i progettisti di auto su talune vetture non

sportive hanno deciso di privilegiare troppo il

confort di marcia a discapito della tenuta di

strada.Ma l’avere limiti di tenuta più alti nella

guida di tutti i giorni ,significa avere più

margine di sicurezza per un imprevisto o in

seguito ad un errore di guida.

Tornando alla mia Punto, sono salito di pressione

anche al retrotreno per mantenere equilibrato

l’assetto:viceversa frenando in curva con l’auto

in appoggio si accentuava il sovrasterzo.

Ma con il posteriore sovragonfiato la vettura

risulta più stabile della configurazione

originale Fiat.…

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Energia, In Italia Le Tariffe Peggiori

Energia, in Italia le tariffe peggiori

L’Authority: non può decidere Enel a chi vanno le centrali

Il presidente Ranci: svincolare il prezzo del gas dal petrolio. Letta: “Opv sul 100% di Eurogen”

di LUCIO CILLIS

ROMA – Primi in Europa, ma nella classifica sbagliata: quella dei peggiori. E in “materie” d’esame come gas e energia elettrica che influenzano pesantemente i bilanci familiari. Ieri è salito in cattedra Pippo Ranci, presidente dell’Autorità che si occupa appunto di energia, sia tra le mura di casa che nell’industria. La relazione annuale dell’Authority ha bacchettato con severità il comparto energetico italiano: siamo al top europeo sia per il caro-tariffe che le disfunzioni nel servizio.

Un settore pressato come mai prima dal prezzo del petrolio, che ha infiammato i mercati e portato qualche problema nelle case delle famiglie. Sono tardivi i cali registrati dall’oro nero nelle ultime ore (sotto i 30 dollari al barile e produzione in aumento nei prossimi giorni) con un conseguente aumento delle bollette: dal ’99 ad oggi, le tariffe dell’elettricità e del metano sono salite a ritmi ben superiori al tasso di inflazione. Fa arrossire il confronto con la media europea al netto delle imposte: una famiglia italiana paga un conto (per la luce) più caro del 20%; e ancor più salato è l’incremento sostenuto dalle imprese che hanno subìto un aumento pari al 30%.

Sul fronte gas la situazione resta deprimente se messa a confronto con i partner europei (più 7%). Per il presidente dell’Authority Ranci (tasse escluse) “i divari si accrescono”. Gas a caro prezzo dunque: scendendo nei particolari, Napoli registra un costo per tariffe domestiche quasi doppio rispetto a L’Aquila. La media nazionale è di 760 lire al metro cubo ma a Napoli e Palermo, i costi lievitano anche di 100 lire in più. E oltre alla batosta …

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La Creazione Pubblicitaria Originale È Tutelata Dal Diritto D’autore Se È Scindibile Dal Messaggio Promozionale

La creazione pubblicitaria originale è tutelata dal diritto d’autore se è scindibile dal messaggio promozionale

In una ordinanza del 14 settembre 1999, emessa nell’ambito di un giudizio cautelare, il tribunale di Bari ha offerto una interessante interpretazione delle norme sul diritto d’autore applicate ad una creazione pubblicitaria.

Il resistente aveva conferito alla società ricorrente l’incarico di realizzare una campagna pubblicitaria per l’edizione del 1997 della Fiera del Levante. La società ricorrente si è rivolta al tribunale lamentando che il disegno da essa realizzato (una figura umana che accorcia le distanze tra oriente e occidente e il connesso logo “Bari. Dove l’Europa incontra l’oriente”) era stato successivamente riutilizzato dal resistente anche per edizioni successive della Fiera, chiedendo una misura inibitoria per vietare al convenuto l’uso del disegno in questione.

Il problema fondamentale che il tribunale ha dovuto risolvere per verificare l’esistenza del fumus boni iuris è se la legge sul diritto d’autore potesse applicarsi al disegno oggetto di contesa. Facendo riferimento alla giurisprudenza in materia, il tribunale ha stabilito che al fine di decidere se l’opera nata dalla prestazione di un’attività di carattere creativo poteva essere meritevole di tutela in termini di diritto d’autore, avrebbe applicato prima di tutto il criterio della scindibilità fra la creazione artistica e la sua componente utilitaria, rappresentata in questo caso dalle altre indicazioni individualizzanti il messaggio pubblicitario, per poi passare alla verifica dei requisiti oggettivi della creatività, originalità e novità.

Il disegno è stato giudicato agevolmente scindibile dal messaggio pubblicitario, nonché dotato di sufficiente creatività, originalità e novità. Stabilito che la ricorrente era titolare dei diritti patrimoniali sul disegno conferiti dalla tutela del diritto d’autore, e che dal contratto tramite il quale era stato affidato l’incarico risultava evidente la limitazione temporale della cessione di tali diritti patrimoniali, il tribunale ha concesso la misura cautelare.

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Accettazione Cookie – Avvenire di Calabria

di Alessandra Vendrame

TREVISO (4 ottobre) – La scienza medica per curare e guarire. La teologia per dare risposte quando la malattia mette con le spalle al muro e interroga sul senso delle cose. Il dottor Francesco Rocco, cardiochirurgo all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, ha deciso che la medicina può chiedere aiuto alle discipline religiose. E che scienza e fede, quando il paziente chiama, possono permettersi di guardare nella stessa direzione. Il dottor Rocco è iscritto al secondo anno dell’Istituto superiore di scienze religiose della diocesi e al termine del percorso di studi conseguirà la laurea magistrale.

Il medico, allievo del professor Gallucci, in corsia nell’ospedale trevigiano dal 1985 e formatosi per due anni prima all’Università di Chicago e poi alla Facoltà di medicina di Harvard, a 53 anni ha scelto di diventare anche teologo: «Le scienze non mediche possono dare un contributo importante all’arte del curare – spiega il cardiochirurgo-studente di teologia -. Nella nostra tradizione medica il pendolo si è spostato tutto dalla parte della scienza, trascurando l’aspetto umanistico. Oggi invece si parla molto di centralità del paziente nella cura, ma se non abbiamo idea di cosa sia la persona in tutti i suoi aspetti, biologico, psicologico e teologico non possiamo essere medici buoni».

Tolto il camice e chiusa la porta della sala operatoria per il chirurgo si apre quella del seminario di Treviso, sede del corso di laurea in scienze religiose, dove la sera si studia teologia, morale, antropologia, filosofia e Sacra Scrittura. Il bisogno di arricchire la propria fede personale, sebbene sia presente nell’uomo, non è la vera ragion d’essere della scelta del professionista: «È esigenza professionale del medico non ridurre tutto a scienza e tecnica e rivalutare la qualità culturale delle discipline teologiche in un contesto che troppo spesso le slega dalla vita – confida …

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